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martedì 22 gennaio 2008

La magica impalpabile primavera di Vicenza

Apriamo questo blog partendo dalla storia passata di queste zone venete. Non la storia antica di cui sono piene le ville, i castelli e gli scavi archeologici, ma quella, recente, della battaglia tra l'ottuso e il sognatore, tra il malfidato e il fiducioso, tra il potere dei "poveri dentro" e la "miseria" dei volenterosi che sono "ricchi dentro" per definizione. La storia di "Folletto Service" che va dal 1989 al 1998.

La magica impalpabile primavera di Vicenza. (Tratto da "La piccola grande storia di Montecio Rock")

Sto parlando del periodo che va dal 89 al 1998 quando accadde che nel mare adriatico apparve la muccillaggine e cominciai a lavorare assiduamente a Vicenza.
IL Ministero del Turismo, disperato perché i turisti scappavano dalle spiagge infestate, si inventò una mega manifestazione per trasferire nelle città d’arte parte dei turisti stranieri. Vicenza e Verona e Treviso vennero trasformate in palcoscenici.
L’impatto della città di Vicenza con questo vento che portava spettacoli e turisti fu un po’ traumatico in quanto tutto l’apparato burocratico vicentino sonnecchiava come un gatto al sole e d’un tratto si trovò impreparato a subire la fretta organizzativa della realtà economica in fibrillazione. Ricordo che le piazze, con le loro problematiche, furono travolte. Litigi tra apparati burocratici e associazioni di commercianti e operatori culturali stavano facendo impazzire i burocrati impreparati, tanto che ebbero l’esigenza di uscire dai binari soliti nelle gare d'appalto, che in genere erano sempre “protette”e finì che qualcuno “sbagliò” e applicò la legge alla lettera. Così, tra i tre fornitori di servizi chiamati in gara d’appalto per aggiudicarsi l'assitenza tecnica di una serie di spettacoli, chiamarono anche il “Folletto Service”che subito vinse tutte le gare per effettivo costo minore a parità di servizio offerto.
Era inaudito che loschi figuri capelluti, spettinati, vestiti in jeans strappati e maglietta sudata, solcassero i salotti buoni della città fin dentro le chiese e monasteri portando attrezzature tecniche. Molti furono i luoghi come chiese, chiostri, greti del fiume, piazze vescovili e parchi, che divennero, per la prima volta nella loro storia, teatro di eventi e spettacoli. Il “Folletto Service” non si fermava davanti a niente. Ogni ostacolo veniva superato con semplicità imbarazzante per i burocrati pasticcioni e un po’ pigri. Questi infine si resero conto che li stavamo fregando, pur facendogli fare bella figura, perché la loro famosa inefficienza stava diventando efficienza, anzi super efficienza. Gli toccava lavorare sodo per tenere il ritmo, altrimenti venivano scavalcati, tanto che era lo stesso “Folletto Service” a consigliare che burocrati scegliere come interlocutori con l’organizzazione degli eventi.
Il “Folletto Service” conosceva inoltre centinaia di artisti di qualità che non aspettavano altro che essere chiamati e furono chiamati, quasi fosse un miracolo, molti artisti per anni erano stati bellamente ignorati e finalmente si sentirono profeti in patria.
Insomma il “Folletto Service” era anche ispiratore di molti eventi,una ventata di novità che stupiva tutti.
Molti chiedevano come faceva il “Folletto Service”ad essere così efficiente e a basso costo rispetto al mercato. La risposta era semplice: lavorare con passione, come facevano i ragazzi affamati di imparare un lavoro bello, la voglia di avere un lavoro che non ti aliena e non ti sfrutta, fa mettere le ali ai piedi.
In quella situazione così propizia, un “disumano” come me, che può lavorare 48 ore di fila e non perdere nemmeno un colpo, si trovava come un pesce nell'acqua. Uno stato di grazia magico. Capitava spesso che prendessi con me del materiale a caso, senza un perché e poco dopo, durante i montaggi, si presentassero problematiche impreviste che se senza il materiale “fatato”, preso a caso, avrebbero ostacolato il buon fine dei lavori.
Il “Folletto Service” era strutturato in Tecnici e Folletti. I primi non facevano lavori di fatica come scaricare le attrezzature e lasciavano il compito ai Folletti. Poi le cose sono cambiate. Diversi Folletti sono diventati bravi tecnici e allora anche i tecnici hanno dovuto faticare.
Ci sono i musicisti-tecnici che non caricano e non scaricano perché se no si rovinano le mani e hanno ragione (io ho dovuto smettere di suonare pianoforte perché lavorare manualmente con pesi irrigidisce le mani e col cavolo che poi suoni). I musicisti-tecnici hanno sensibilità artistica e capacità tecnica ma alla fine preferiscono suonare e lasciano a noi poveri tecnici l’onore di amplificarli.
E poi ci sono I folletti: sono i ragazzi sfortunati che abitano ai limiti della società che per un motivo o per un altro si trovavano a consolarsi con l’alcool o altro e bazzicano centri sociali e baretti o associazioni che organizzano concerti e teatro, la musica, la loro passione, la politica, la loro utopia. Alcuni vivono con il sogno di diventare artisti, altri di trovare compagni di strada, per tutti il bisogno di guadagnare senza sentirsi prigionieri del lavoro, pertanto tutti disoccupati o sottoccupati in preda alle follie della vita.
Per quello che mi riguarda quelli erano già anni che la morosa mi diceva che ero affetto dalla sindrome di Peter Pan e che il mio lavoro cioè fare “service” per gli spettacoli era un’utopia che mi avrebbe portato al fallimento. Ricordo che anche la sua psicologa mi disse che facevo un lavoro da Peter Pan e che prima o poi avrei avuto a che fare con Capitan Uncino. Intanto la morosa leggeva “donne che amano troppo”, come dire: ”ti sto scaricando, perché ti sto amando troppo. Non meriti il mio troppo amore”.

Di solito se vuoi avere notizia di un evento in preparazione o in svolgimento per la sera stessa che fai? Guardi il giornale no! Ebbene ho cominciato a leggere assiduamente il giornale alla mattina per vedere gli scherzi che mi avrebbe portato la fortuna, come ad esempio ricevere in pieno pomeriggio una telefonata per sapere che mi stavano aspettando per fare il “service” ad un balletto o ad una festa turistica o in una conferenza o ad una messa o una parata militare od ad una conferenza e tante altre possibilità che venivano a crearsi nell’ ambito dell’amministrazione cittadina. Capitava che gli organizzatori semplicemente si erano dimenticati di dirmelo o di confermarmelo e soprattutto di non dirmi nessun particolare tecnico per quello che poteva servire, pertanto ogni mattina dopo un cornetto e un cappuccino aspettando l’arrivo dei ragazzi mi informavo sugli spettacoli ed eventi in genere senza tralasciare nulla, per cercare la trappola che mi avrebbe creato problemi e non vi dico quante ne ho trovate. Come un’aquila scovavo dati sul futuro prossimo venturo e il computer biologico si metteva in moto come un trattore e macinava dati dei ricordi degli anni precedenti per capire quale materiale servisse per una conferenza organizzata dal Comune, simile a quella vista sul giornale per la sera stessa. Ero sicuro che ad una certa ora qualcuno mi avrebbe telefonato chiedendo come mai fossi così in ritardo. Mi è capitato di allertare squadre di uomini e furgoni di materiale solo, perché avevo letto qualcosa e un presentimento mi scavava l’anima e puntualmente la trappola si presentava sotto forma di telefonata pomeridiana da un burocrate imbarazzato per la sua dimenticanza ed inefficienza che mi comunicava che per le nove c’era una tonnellata di attrezzature da preparare. Uno dei traumi peggiori è trovarti in ritardo con lo spettacolo con tutti che ti guardano male. Artisti o pubblico che studiano le tue mosse per vedere se hai finito o no, ed ogni cosa pesava il doppio e ogni connessione di cavo o microfono costava doppia fatica per l’imbarazzo.
Di notte mi sognavo e ancora oggi mi capita di svegliarmi urlando ordini ai ragazzi in situazioni di ritardo avendo sbagliato il conto delle ore di montaggio o sbagliato il numero di persone,o perché qualcuno si dimenticava di avvertire o avvertiva malamente, disorganizzava invece che organizzare.

“Folletto Service” progrediva e lavorava veloce e bene. Era una squadra affiatata che “girava con un sol uomo. Non pareva vero che i folletti fossero così bravi, ma bravi al punto che gli artisti li guardavano stupiti per la velocità, tanti piccoli Flash Gordon in calza maglia che schizzano precisi come lame di samurai, sembrano stupidaggini ma se non c’è sincronia, non c’è nulla, solo caos faticoso.
Se non ci fosse stato il “Folletto Service” metà degli spettacoli di quegli anni non sarebbe stata possibile. Tutto fu possibile per questa sincronia magica che riusciva a tappare buchi organizzativi clamorosi e realizzare al volo ogni idea che scaturiva dall’ esigenza del committente istituzionale.
La sincronia attiva come la chiamo, non è quella che tutti alle 8 vanno al lavoro e ci vuole il doppio del tempo per fare un chilometro di strada,la sincronia non è sincronizzare gli orologi, è sincronizzare la volontà degli uomini,e quella lo puoi fare solo con il convincimento spontaneo che lo si sta facendo per progredire, imparare, essere partecipi di qualcosa di comune, di più grande di giusto, se invece la gente è demotivata non si sforza a sincronizzarsi con gli altri, le cose pesano di più e sono più difficili da fare e ci si impoverisce e si diventa misogini.
Se vuoi vivere nell’era di Capitan Uncino devi avere il pessimismo storico del misogino perfetto che si traduce nelle frasi: “Se non sognate non avrete delusioni”, che in parole povere significa: se non nascete non soffrirete, se non vivi non muori, se non ti alzi non cadi.

Durante i festeggiamenti estivi vicentini arrivammo a cinque squadre con cinque furgoni e camion che producevano fino a 15 spettacoli a settimana di diverse dimensioni, oppure grandi manifestazioni dove vi erano fino a 8 spettacoli contemporanei.
I folletti schizzavano in lungo in largo la provincia con sempre più entusiasmo. I ragazzi progredivano nella bravura anzi facevano a gara. Anch’io nonostante fossi il perno di tutto questo vorticare di spettacoli riuscivo a divertirmi. Ero talmente contento di me, soprattutto quando vedevo che i ragazzi ci mettevano la testa e imparavano velocemente il mestiere,cominciando a responsabilizzarsi, era una vera magia. Ci sono personaggi politici, grandi artisti, vescovi, che sono stati “serviti amplificati e preparati” proprio dai folletti del centro sociale a costo sindacale ma efficienza da super-tecnici. Era l’ora del loro riscatto sociale o almeno all’utopia di esso.
Con questa magia per anni siamo riusciti ad accontentare a prezzi bassissimi, eppur redditizi per tutti, tasse comprese, tutte le richieste anche le più folli dell’apparato burocratico vicentino. Ci ritrovammo sommersi dagli ordini, ma soprattutto potevamo organizzare spettacoli nel giro di pochi giorni e molti ne approfittarono. Ci sono stati parecchie persone che hanno avuto avanzamento di carriera perché usando i nostri servigi super-efficienti sono entrate a far parte del salotto buono. Loro, i folletti, gli scarti della società che fecero funzionare meglio la società, che vittoria! L’umore era a mille ma la politica è una guerra sporca e se qualche briciola di umanità fosse caduta dalle fauci degli squali che approfittarono di quel periodo magico, il “Ya Basta” sarebbe ancora in attività e i folletti ancora spargerebbero magia per la città e magicamente le cose andrebbero meglio.
Infatti il centro sociale e le varie associazioni servivano da nave scuola per i folletti. Avevo istituito una scuola di fonico e tecnico luci. Anche il più somaro alcolizzato aveva la possibilità di riscattarsi. Di solito erano i messi peggio che si aggrappavano alla speranza e ci si arrampicavano con folle determinazione e raggiungevano vette di efficienza impensabili, come tanti fiori che sbocciano prima che arrivasse la gelata arrivista destrorsa che bruciò ogni speranza.
Nessuno aveva compreso questa folle magia oltre a me e i folletti. Tutti mi guardavano anche i miei soci come un folle anche se gli ordini fioccavano e i soldi arrivavano a palate. Tutti ci guardavano male come una specie di affronto. Effettivamente dopo anni ormai sembravamo un po’ consunti dopo centinaia di spettacoli il “Folletto Service” era come una meteora corrosa dal contatto con l’atmosfera e si sbriciolò quando il nuovo sindaco fascista mise piedi sul palco. Ci rendemmo conto che stavamo aprendo le porte al lupo che avrebbe sbranato i folletti e così fu, il centro sociale chiuso a forza, raso al suolo e sparso sale sulle fondamenta come a Cartagine.
E piano piano tutte le feste rock dei vari quartieri anche se appoggiate dai patronati sono state costrette a chiudere o a ridimensionarsi drasticamente proprio per effetto dell'era del lupo di capitan uncino.
Ma anni di duro lavoro hanno dato i suoi numerosi frutti anche se non riconosciuti da nessuno, quando la magia è svanita molti l’hanno rimpianta anche Capitan Uncino e i suoi lupi e stanno pagando i danni di questo inverno sociale troppo lungo.
ms

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